Conosciamo il geocaching

2 giugno 2017 kazuma

Più volte mi sono trovato a dover spiegare cosa fosse il geocaching a qualche curioso. Talvolta sono amici, altre volte semplici conoscenti o anche solo avventori all’interno di un locale. Ma alla fine mi sono sempre reso conto che quella spiegazione si trasformava in una specie di intervista. E’ per questo motivo che ho pensato di scrivere questo articolo come se mi stessi intervistando.

D: Mi è capitato di leggere in giro che il geocaching è una caccia al tesoro tecnologica. E’ vero? Come mai?

R: Si, spesso il geocaching viene proprio descritto in quel modo. Qualche volta sostituiscono “tecnologica” con “del nuovo millennio”, ma alla fine è la verità. Il geocaching è una specie di caccia al tesoro dove alcune persone singole o in gruppo (gli hiders), nascondono dei contenitori (i geocache) in giro per il mondo e ne comunicano la posizione con le coordinate geografiche attraverso un sito Internet, così da fornire a chi vuole cercarli (i seekers) le informazioni per il loro ritrovamento.

D: Punto esatto? Quindi con le coordinate so perfettamente dove si trova quel contenitore. Mi sembra una cosa elementare, no?

R: Hai detto giusto, “sembra”… perchè una una cosa è “sapere” dove si trova un contenitore, un’altra è arrivarci e, soprattutto, trovarlo. Il geocache è un cIl geocaching: GPSontenitore ma può essere di forma e dimensioni differenti o particolari. E’ ben nascosto e spesso perfettamente integrato all’interno dell’ambiente che lo circonda.
Aggiungi anche che i GPS non sono precisi al centimetro.  C’è sempre un errore di qualche metro, che può diventare aumentare quando ti trovi in zone coperte, come le foreste o gli ambienti urbani, o anche solo quando c’è brutto tempo.
A questo poi devi aggiungere che i GPS non sono precisi al centimetro e che può esserci sempre un errore di qualche metro che può diventare anche di più quando ti trovi in zone coperti come le foreste o gli ambienti urbani… o anche solo quando c’è brutto tempo.

D: Ah ecco, così ha più senso. Ok, trovo il geocache…. e poi?

Il geocaching: logbook di un nano cacheR: All’interno di ogni geocache c’è sempre un “logbook” nel quale devi lasciare almeno una firma. A seconda del tipo e della dimensione del contenitore questo può essere un semplicissimo block-notes ma se i cache sono molto piccoli può anche essere un minuscolo rotolino di carta.
Quando nel contenitore ci sono degli oggetti, sei liberissimo di prenderne uno, a condizione di sostituirlo con qualcosa di tuo. Avendo firmato il logbook puoi andare sul sito Geocaching.com e inserire un “log” di tipo “trovato”, per far sapere al proprietario e agli altri visitatori che hai visitato il cache. E qui puoi anche riportare eventuali problemi o anche solo raccontare qualcosa legato alla ricerca e al ritrovamento. certe volte si leggono delle storie bellissime.
Personalmente la cosa che trovo più affascinante del geocaching è, senza dubbio, il luogo. La maggior parte dei cache sono nascosti in posti molto  particolari, spessissimo al di fuori delle classiche rotte turistiche. Potrei dire che per me il geocaching è una “caccia al tesoro” dove “il tesoro” non è ciò che trovi dentro al geocache, ma l’emozione del ritrovamento, il luogo con le storie e gli aneddoti ad esso legati e che spesso trovi descritte nel “listing” del cache.

D: Listing? Cos’è?

R: Quando un geocacher nasconde un cache deve rendere accessibile sul sito Geoaching.com le informazioni per trovarlo all’interno di una pagina chiamata, appunto, “listing”. Qui oltre a inserire le coordinate del nascondiglio può fornire dei suggerimenti (gli hint) e magari delle foto che aiutino chi lo cerca a trovarlo.
Ma all’interno di questa pagina si possono anche inserire altre informazioni legate al luogo, alla sua storia, a quello che lo caratterizza e che lo rende particolare. Grazie al geocaching, ad esempio, ho imparato e scoperto tantissime cose, come la presenza, in Italia, della Spada nella Roccia. Io stesso, quando nascondo un cache cerco posti particolari e mi sforzo per fare un listing che insegni qualcosa.

D: Mi stai dicendo che nascondere un cache può essere emozionante quanto trovarlo?

R: In un certo senso si, almeno per me. C’è una frase all’inizio delle Linee Guida che è molto bella: “Quando nascondi un geocache, pensa al motivo che ti spinge a portare le persone in questo luogo. Se l’unica motivazione è quella di nasconderne uno in più, allora trova un luogo migliore.”
Ma questo, ci tengo molto a ripeterlo, è un pensiero personale. Ogni geocacher gioca nel modo che più gli aggrada: a qualcuno non interessa nulla se non trovare o nascondere tanti cache per aumentare le proprie statistiche, altri cercano solo i geocache con determinate caratteristiche, magari quelli urbani o quelli che richiedono arrampicata e così via. E credo che questo sia uno dei tanti aspetti affascinanti del geocaching: ognuno lo pratica come vuole.

D: Hai citato delle “Linee Guida”. Cosa sono… regole del gioco?

R: Si, sono le regole alla base del gioco, che descrivono cosa può essere considerato un geocache, quali cose non sono consentite quando se ne nasconde uno, quali caratteristiche debbano avere a seconda del tipo di geocache e quando un cache può essere considerato trovato.

D: Mi faresti qualche esempio?

R: Un cache non può essere sotterrato, non può essere nascosto in luoghi  considerati “sensibili” (ad esempio scuole, areoporti, ecc.) o in luoghi che possano essere danneggiati da un eccessivo traffico di geocacher, come le aree archeologiche. Non possono essere usati per fini commerciali e soprattutto non devono contenere oggetti pericolosi o comunque non “orientati alla famiglia” (tipo armi, munizioni, droghe, ecc.). Ah, non può contenere cibo… questo per evitare che, soprattutto in ambienti naturali, possano attirare animali pericolosi.
A parte queste cose nei contenitori puoi mettere di tutto e solitamente ci trovi cose di scarsissimo o nessun valore… e i “Trackable”

D: Trackable… sarebbero?

Il geocaching: Fisrt Italian baby geocoinR: Sono degli oggetti che viaggiano da un cache all’altro. Possono essere o delle monete, (i geocoin), realizzate dai vari geocacher, oppure oggetti qualsiasi attaccati a delle targhettine, simili a quelle militari americane (i Travel Bug). Molti di questi hanno una missione, tipo raggiungere un determinato luogo, altri invece viaggiano e basta. Quando li trovi all’interno di un cache dovresti “aiutarli” a raggiungere la loro missione e, comunque, inserirli in un altro cache in tempi brevi. Sul sito puoi puoi seguirne il percorso e vedere quanti chilometri hanno percorso.

D: Dei veri e proprio viaggiatori, quindi. Prima hai accennato al fatto che ci sono diversi tipi di geocache, giusto?

R: Si. Nella norma tutti i cache sono dei contenitori ma cambia il modo con cui si accede. Se le coordinate che trovi nel listing ti indicano il luogo dove è nascosto il cache allora è un geocache “Tradizionale”, mentre se indicano un punto dove puoi trovare delle indicazioni e tramite queste raggiungi il contenitore allora sei davanti a un “Multi Cache”. In alcuni casi le coordinate sul listing sono fittizie e all’interno del testo puoi trovare un quiz o un gioco che ha come risultato le coordinate del geocache. Questi sono i “Mistery Cache”. Poi ci sono i “Letterbox Hybrid” che sono legati a un altro vecchio gioco molto diffuso negli USA che è il “Letterboxing” oppure i “WhereIGo Cache”, legati a un gioco chiamato “WhereIGo”.
Ho detto “nella norma” perchè esistono dei cache, gli “Earthcache”, che non hanno dei contenitori perchè nascosti in luoghi particolari e che hanno lo scopo di “insegnare qualcosa sulla terra”. Per poter dire che lo hai trovato devi rispondere ad alcune domande acquistendo della informazioni in loco.
E per concludere ci sono gli eventi: ci si incontra per conoscersi, fare un po’ di casino, mangiare e divertirsi insieme. Oppure per fare un po’ di… CITO!

D: CITO?

Il geocaching: Signal & CITOR: “Cache In, Trash Out”, più o meno “Metti un cache, Togli l’immondizia”. Sin dall’inizio del gioco si chiedeva ai geocacher di fare qualcosa per l’ambiente e questo era di portarsi via anche eventuale immondizia che trovavi quando andavi a fare geocaching. Poi sono nati gli eventi CITO nel quale gruppi di geocacher si riuniscono e, armati di guanti e sacchetti, puliscono una piccola zona, un parco, un pezzo di spaiaggia. La maggior parte viene organizzata durante la “Earth Week”, ossia la settimana della terra.

D: Un’ultima domanda. Si dice “il cache” o “la cache”?

R: Hahahaha… potremmo parlare per anni su questo argomento e ci sono persone che lo considerano fondamentale. Dal punto di vista grammaticale il termine è “maschile” e lo stesso sito Geocaching.com nella sua versione italiana lo utilizza al maschile.
Ci sono molte persone che lo usano al femminile. Alcune perchè lo associano all’aggettivo che si usa in informatica sul tipo di memoria (memoria “cache”), altre perchè ritengono che per la connotazione “sfuggente” il cache sia una femmina. A dire il vero io questo lo trovo un po’ tanto misogino e maschilista… secondo questo discorso “la cache” la si trova e la si usa una volte poi la si lascia lì, la si cerca ma se non la trovi, amen, passi a quella dopo… una conquista e basta. E ho troppo rispetto per il genere femminile per vedere questi concetti associati ai geocache.
Ad ogni modo come ho sempre detto, a me che si chiami “il cache” o “la cache” non importa nulla. L’importante è che si faccia geocaching.

D: Grazie mille!

R: Grazie a te!